My Martini,please


Storia del Martini

Bere un Martini. Agitando un’oliva nel bicchiere mi sono sorpreso a ripensare a quei tanti spot che hanno fatto del Martini un simbolo di esclusività, dinamismo, sensualità e ironia. Sono un nostalgico e mi piace ricordare che son passati dieci anni da quel fatidico “Martini? There’s a party!”. Non è solo il fascino trasgressivo della venere nera (Naomi Campbell) e di un tappo che gli si va a conficcare nell’ombelico dopo aver sorvolato l’atlantico a rendermi così sentimentale. E non è forse neppure la bella Sharon Stone nella notte degli Oscar che con quel “and the Oscar goes to” tira fuori dalla busta un tappo dello spumante Martini. Non c’è niente da fare: dal mondo delle passerelle a quello del cinema se hai un Martini sei in mondovisione. E se non ce l’hai? Beh, “No Martini? No party!”. Se lo si dice all’affascinante e ironico George Clooney, c’è da fidarsi. Il belloccio si presenta ad una festa esclusiva nella suite dell’Hotel Arts di Barcellona, convinto di entrare pur non essendo stato invitato. Ma senza una bottiglia di Martini… Lisa Snowdon non può che sbattergli la porta in faccia. Ritornerà nello spot successivo con quattro casse di spumante Martini. Entreranno però solo le casse… Intanto tocca a Gwineth Paltrow, improvvisata ladra di arance rosse, in una gita in campagna con gli amici. Qui il party è più informale: un casale in Toscana. Si brinda in allegria sino all’arrivo del proprietario delle arance. Momento di gelo, rotto dal mondano agricoltore: “E il mio Martini?”. Si esplode in una bella risata, il party può continuare. Poche settimane dopo lo spot del Martini Rosso, ritroviamo una più sexy Gwineth per lo spot del Bianco. L’attrice seminuda esce dalla camera dell’abergo per andare a prendere un paio di bicchieri di Martini bianco(uno per lei, uno per l’uomo con cui ha trascorso un’intensa notte di passione). Gwineth scavalca il bancone del bar e si prepara due Martini con ghiaccio e limone. Una coppia si avvicina al bar, la scambia per una barwoman e si prende i drinks della diva. Sconcertata e un po’ seccata borbotta un “Buonanotte”. L’uomo torna indietro e le offre una mancia di 10 euro. Recentemente, invece, George ha la possibilità di rifarsi delle tante porte sbattutegli in faccia. Anche lui come Gwineth si trova in una situazione intima, ma nella sua fase iniziale: sta corteggiando una bella donna nel suo appartamento. Nel piano di sopra si sta svolgendo un party. Il rumore un po’ molesto, guasta l’atmosfera che il playboy sta cercando di creare. Decide allora di salire, non per partecipare al party, ma per prendersi tutti i Martini e mettere una musica più soft. No Martini, no party. Siamo lontani da: “Fin dai tempi dei garibaldini, China Martini! China Martini!” e “Dura minga! Non dura. Beviamoci insieme una China Martini, quella sì che dura!”. Lontani da testimonial quali Sandra Mondaini, Romolo Valli, Marina Malfatti, Lea Massari, Paolo Villaggio, Ugo Tognazzi e Ornella Vanoni. Lontani anche da quel “Mogul Italian”, anche se ci dividono ancora appena dieci anni da quel David Charles Sahagian che “sfila” una bellissima bionda a un anziano miliardario. Accompagnato da una bottiglia di Martini Bianco, raggiunge una splendida isola col motoscafo e un tavolino nel quale è seduta la coppia, si siede, prepara due Martini, ne porge uno alla ragazza e con un gesto deciso impedisce al compagno di bere dal suo bicchiere. La ragazza non può che scegliere lui, dopo che si è allontanato passandosi sensualmente un pollice sulle labbra. E nel seguirlo un filo della gonna le si impiglia nella sedia, scoprendole poco a poco i meravigliosi glutei con sopra impresso il marchio Martini. Dieci anni, dicevo. Ma il barista mi lascia intendere che sta per chiudere. Pago il conto, mi gusto l’ultimo sorso ed esco fuori.

L'articolo è stato scritto da Andrea Silvestri, pubblicato il 12/09/2006 ed è presente nella categoria Pubblicità

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Pubblicata il: 11-07-2006


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